Chi ha figli lo sa: buttare via il giocattolo rotto, il peluche inutilizzato, la penna scarica è un’impresa. Ogni cosa ha un valore ben preciso, è un ricordo e gettarlo rappresenta il massimo del disonore, del dispetto, della mancanza di considerazione da parte dei genitori verso i figli. Un affronto!

Probabilmente lo sa anche Emma AdBåge perché l’albo illustrato Il sacco (traduzione di Samanta K. Milton Knowles, Camelozampa editore), è semplicemente uno spasso. Uno spasso dalla parte dei bambini.

Il sacco

Due figli molto svegli e per nulla inclini alla disattenzione tornano da una gita dal nonno. Appena entrano in caso arricciano il naso: cucina, bagno, ingresso, soggiorno e camere da letto sono pulite. Hanno un odore nuovo. Tutto è vuoto e dritto.

Mamma e papà hanno fatto le pulizie approfittando della loro assenza: le pulizie quelle grosse! Quelle che non si fanno spesso ma che quando avvengono danno un senso di sollievo e gratitudine, agli adulti.

Perché per i bambini la faccenda è totalmente diversa.

“Cosa avete buttato via?” chiedono le sorelle.

“Niente!”, rispondono i genitori, ignari e inconsapevoli.

I bambini lo capiscono subito: stanno mentendo.

E infatti… eccolo lì, nell’angolo, apparentemente innocuo, solo, afflosciato: un sacco nero. Pieno!

Arrabbiate lo riprendono, lo trascinano al piano di sopra, in camera da letto, e iniziano a svuotarlo.

“Ma è solo robaccia rotta” esclama la mamma.

ROBACCIA ROTTA!!! Quale affronto!

Dal sacco ricompare la mini-penna, rotta, che deve obbligatoriamente tornare al suo posto. Poi coperchi inutilizzati, tappi, occhiali senza lenti, la collezione di carte di caramelle!!! Come avete osato buttarla?

E così sotto gli occhi stravolti di mamma e papà le due sorelle svuotano nuovamente il sacco, direttamente lì sul pavimento, e ricompongono tutto il sano disordine, con esclamazioni molto contrariate e discorsi logici sul perché quell’oggetto è da sempre INDISPENSABILE!

Il sacco restituisce vecchi oggetti, pezzi, ricordi tanto che alla fine buttarlo appare un’azione assolutamente innominabile.

Con il suo stile narrativo agile e divertente e le illustrazioni a tutta pagina capaci di donare dettagli alla storia e di conquistare per semplicità e pienezza, Emma AdBåge riesce ancora una volta a fare centro: perché i bambini sono esattamente come lei li descrive. Ed è per questo che sono unici.

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I nostri voti

Storia
Illustrazioni
Leggibilità
Prezzo

Bello!

Un albo bellissimo, da leggere per sorridere e per ricordarsi che quel giocattolo lì… no, non dovete proprio buttarlo!

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Avatar Anna Fogarolo

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