In Mal di nebbia di Nicoletta Gramantieri (libro + audiolibro di ermons!raga), emergono il disorientamento della superstizione che offusca la mente e il sogno di una ragazzina determinata a non soccombere nell’ignoranza.
Mal di nebbia
Anche la nebbia ha il suo fascino. Offusca la mente e predispone ai sogni. (Maria Mollica Nardo)
Albertina nasce in una notte di marzo in un paese maledetto dove scorre un fiume stregato sempre immerso nella nebbia.
Si narra, infatti, che durante la Prima guerra mondiale dodici soldati preferirono gettarsi nel fiume piuttosto che tornare al fronte e da allora i fantasmi degli annegati di notte riemergono dall’acqua e si nutrono delle anime dei bambini.
Si racconta che con l’avvento della nuova guerra, di notte, la Bocca dell’Orco avesse iniziato a sputare fuori una nebbia densa e filamentosa che raggiungeva il fiume e strisciava lungo il greto insinuandosi nei borghi, fra le strade e i vicoli. In quelle notti nessuno aveva il coraggio di uscire di casa. Si sprangavano le porte e le finestre. Si metteva la testa sotto le coperte. Si chiudevano gli occhi con forza per evitare che la visione dei fantasmi degli annegati si facesse avanti. Iniziarono, nello stesso periodo, le morti dei bambini. Non era piacevole vivere sempre a contatto con la paura, con i sussurri, con i fantasmi.
Albertina ha vissuto fino a dodici anni con la nonna, in collina. Quando la nonna muore la ragazzina torna ad abitare con i genitori e i fratellini. Sono molto poveri e tutti devono dare il loro contributo. Albertina è insofferente alle incombenze che sembrano non avere mai fine e decide di fuggire.
Volevo andar via, fuggire. Andare in città. Una ricca signora mi avrebbe accolto in casa sua. Sarei diventata per lei come una figlia. Buttai in terra ferri e lana e corsi fuori.
È così che tutto cominciò.
Durante la fuga Albertina incontra la Fosca, la Fosca nera più di ogni uomo nero, spauracchio più spauracchio dei fantasmi (…) ogni giorno la si poteva vedere truce, scura e con quello sguardo torvo strisciare lungo i muri del borgo.
La Fosca lavora a maglia e dai ferri prende forma una calza di lana grezza con una consistenza incerta, di miraggio o di nebbia.
Fosca fa le calze “per il cielo, per le cantonate, per i gorghi, perché siate ciechi”
Da quel momento Albertina, con gli amici Celso e Vero, comincia a indagare sui misteri che isolano il borgo, decisa a portare luce nella nebbia.
Una storia coinvolgente
In un racconto scandito dai ritmi di un paesino nel dopoguerra, dove la superstizione e la povertà guidano ogni scelta, un mistero da svelare, un pezzo di Storia da scoprire, una ragazzina curiosa e tenace che cerca il suo posto nel mondo, decisa a trovare un percorso alternativo a quello che il destino sembra averle imposto.
La storia, narrata in prima persona da Albertina, è scorrevole e coinvolgente, in grado di trasportare i giovani lettori dagli 11 anni (ma anche gli adulti!) in ambientazioni e contesti che hanno caratterizzato la nostra Storia e che possono fornire strumenti per leggere il presente.
Ogni personaggio, ogni abitante del borgo, è parte integrante della storia, con le luci e le ombre che abitano ognuno di noi.
Tutto il paese era lì, con tutto il bene e tutto il male. Potevo accettare il male che c’era stato, perché, come tutti i mali, era stato generato dalla sofferenza e dal dolore.
Storia, avventura, mistero con colpo di scena finale: una lettura che cattura dalla prima all’ultima pagina.
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