L'accademia del bene e del male
L'accademia del bene e del male

L’accademia del bene e del male, una bella storia che però sa già di visto

Quando un libro, o una serie di libri, hanno un successo mondiale, film, parchi a tema, eventi dedicati, è davvero difficile non cadere nell’equivoco: “Eh, ma una storia simile, l’ho già letta”. Molto difficile.

Pensiamo a Harry Potter. Un successo planetario. Non seguo classifiche e affini, ma credo che sia una delle saghe più lette di sempre, da bambini e adulti, da bambini che sono diventati adulti leggendo le avventure di questo maghetto, dei suoi amici e dell’incredibile scuola di magia.

Ed è proprio l’ambientazione di Harry Potter che è stata ripresa da tantissimi romanzi: la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. A conti fatti, i romanzi successivi raccontano una scuola completamente diversa, ma il collegamento è immediato. Istantaneo.

L’accademia del bene e del male

L’accademia del bene e del male

L’accademia del bene e del male di Soman Chainani è il primo di una serie di romanzi che mi ha lasciata un po’ perplessa. Pur ricordando, e molto, l’ambientazione di Harry Potter – lezioni strambe e insegnanti improbabili – questa rimane nello sfondo e viene poco definita. A parte le due amiche protagoniste e il principe, il romanzo non rivela molto dei personaggi collaterali. Probabilmente è proprio la mancanza di informazioni a far emergere immediatamente il collegamento con il maghetto più famoso del mondo.

Dobbiamo ammettere però che le somiglianze si fermano qui.

In un paesino circondato da una foresta in un luogo non bene specificato, una maledizione getta ombra nei giovani. Ogni quattro anni due ragazzini vengono rapiti e mandati all’Accademia del bene e del male dove impareranno a diventare principesse (o principi) delle favole. O i cattivi.

Sophie e Agatha sono davvero diverse, ma sono amiche ed entrambe vengono prelevate dal loro villaggio per finire nell’Accademia. Ma, la bella e dolce, in apparenza, Sophie finisce all’Accademia del male, la bruttina e goffa Agatha all’Accademia del bene. Un principe c’è, ma è talmente idiota da non meritare alcuna attenzione.

Un’idea geniale, ma non ben sfruttata

L’idea di fondo è geniale. Il mondo delle favole presenta da sempre stereotipi molto marcati. Principesse biondissime e bellissime e vestite di rosa, principi muscolosi pronti a lanciarsi verso il pericolo e cattivi cattivissimi capaci solo di infrangere i sogni del bene. Però dobbiamo ammettere che il bene vince sempre, o quasi, e questo crea uno squilibrio non indifferente.

L’idea, scrivevo, è davvero originale, e ricca di appigli letterari e anche di formazione di genere, ma… sì lo so il ma è sempre presente! Nell’insieme il romanzo è lento, la scrittura non emerge, i personaggi sembrano scontati, tutti uguali. I pochi momenti dedicati alla vita scolastica sono troppo uguali a Hogwarts, e i colpi di scena non colpiscono.

Il fatto che il romanzo sia per bambini da 11 anni non giustifica la mancanza di spessore nei personaggi, negli ambienti e nel ritmo. Ritmo che se avanza scoppiettante in alcuni momenti della storia, perde velocità e sembra rattoppato in altri.

So che L’Accademia del bene e del male è una saga che è piaciuta moltissimo, e sono certa che ciò è dovuto a una sostanziale originalità di fondo. L’idea delle due accademie è davvero buona, ma alla fine sono i dettagli a fare la differenza e in questo caso il rischio di esondare in un già letto è davvero molto grande.

Anna Fogarolo

Anna Fogarolo è consulente per le attività di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR specialist. In passato ha svolto l'attività di fotogiornalista per le maggiori testate italiane e ha scritto contenuti per alcuni noti portali e network. Con le Edizioni Erickson ha pubblicato «Do you speak Facebook? Guida per genitori e insegnanti al linguaggio dei social network» e «Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli», testo presentato alla seconda edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi.

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