Come una storia di Isabel Allende, Adele di Anna Vivarelli (Sinnos editrice, vincitore del Premio Andersen come miglior libro oltre i 12 anni e proposto al Premio Strega ragazze e ragazzi 2026 – categoria 11+) conquista l’anima dei lettori portando all’attenzione un intreccio di vite realistiche, concrete. Vere.
Siamo nella Torino degli anni Settanta, quando la linea tra operai e nobili era ancora molto demarcata. Adele è figlia della portinaia. Vive nella portineria di un palazzo nobile. Proprietari del palazzo e inquilini di un appartamento sono i De Ferrari, famiglia storica di Torino.
Ed è proprio il palazzo il primo simbolo di quelle differenze di classe così sofferte dal padre operaio di Adele; quelle differenze economiche ma anche di vita, di stile e di cultura rimarcate dai sogni di università proposti alla giovane Adele, ancora ignara e semplicemente felice di poter giocare a palla nel piccolo cortile.
Adele bambina non sente il peso dell’amicizia con il giovane Giulio De Ferrari, così come non nota le ingiustizie sofferte da suo padre o la rabbia della madre. Vive la sua infanzia con intelligenza e passione, senza cogliere i segnali degli adulti.
Ma sono proprio gli adulti a rendere tutto più complicato. Giulio parte per gli Stati Uniti. Suo papà muore di infarto. Sua mamma va a lavorare in Argentina, o almeno così sostiene. Lei viene abbandonata in un convento.
Dimenticata da tutti. Lasciata in un luogo dove la sua intelligenza non viene premiata o notata. Dove deve mimetizzarsi per non subire decisioni ancora più difficili da affrontare. Ma Adele sa come adattarsi, come fare finta che tutto vada bene, sa far credere di essersi adagiata a una vita senza pretese.
Tutte le suore di San Gregorio, non solo quella del cucito, emanavano un cattivo odore. Il sapone a disposizione nei bagni era poco, e raccomandavano di non usarne troppo perché era peccato. La mamma invece diceva sempre di passarla bene su mani e polsi, collo e orecchie. Del peccato del sapone Adele non aveva mai sentito parlare. Comunque, adesso valevano altre regole. Per esempio, alle suore non importava il perché qualcuno di loro avesse fatto o non fatto una certa cosa: non gradivano obiezioni o domande. Invece nella testa di Adele il perché continuava ad avere la sua importanza. Se le suore avessero spiegato le ragioni di un divieto o di un obbligo, sarebbe stato molto più facile rispettarli.
Esulta, ma non troppo, Adele quando una coppia la accoglie nella propria dimora e le permette di studiare alle magistrali. Finge gioia quando i due si entusiasmano per il suo prossimo lavoro da maestra.
Il mondo di Adele tra scelte e libertà
Solo il ritorno di Giulio dall’esperienza statunitense la scuote da quel torpore di facciata, spingendola a pretendere di più dalla vita. La capacità dell’amico di vedere oltre l’abbandono la sostiene in una nuova realtà: un percorso fatto di un amore non convenzionale, lontano dalle rigide norme dell’epoca, ma guidato dalla certezza di poter studiare, vivere e conoscere senza che i pregiudizi e le classi sociali siano più un ostacolo.
Adele ha il pregio di presentare ai giovani lettori e lettrici l’Italia del ’900, di introdurre le differenze di classe e di genere, ma anche di mostrare senza veli stereotipi ancora oggi ancorati alla nostra quotidianità.
Un viaggio nel tempo, nella cultura e nelle possibilità giovanili. Un viaggio da leggere.
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Da leggere
Un bel libro, una protagonista concreta che rende un periodo storico meno lontano.










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