Le più belle filastrocche di primavera
Le più belle filastrocche di primavera

Tre belle filastrocche di primavera per bambini

La primavera è una delle stagioni più amate, carica com’è di vita che rinasce dopo il lungo inverno. È, di fatto, la prima stagione dell’anno e dà inizio a tutta una serie di eventi da Pasqua in avanti che poi ci porteranno all’estate. Le filastrocche di primavera parlano proprio di questo aspetto di rinascita e di gioia.

Tre filastrocche di primavera

Ecco tre belle e simpatiche filastrocche di primavera per festeggiare insieme ai bambini questa stagione.

La primavera di Roberto Piumini

Ma quando è primavera? Al di là della data in sé, le filastrocche di primavera forniscono indicazioni molto precise in merito. Scrive, per esempio, Roberto Piumini:

Quando la terra
è giovane e fresca,
quando la testa
è piena di festa,
quando la terra
ride contenta,
quando di erba
profuma il vento,
quando di menta
profuma la sera,
è Primavera.

La primavera in una filastrocca di Maria Loretta Giraldo

E Maria Loretta Giraldo immagina quasi una gara tra le stagioni:

Inverno freddo e grigio
e Primavera chiara
a Marzo s’incontrarono
e fecero una gara.
Inverno andò veloce,
coprì di neve i rami,
filò la bianca brina
in splendidi ricami.
Del ghiaccio duro e spesso
di sopra l’acqua pose,
con nebbia fina fina
il mondo poi nascose.
Ma, allegra, Primavera
portò i raggi di sole,
la nebbia e il ghiaccio sciolse
e sparse gemme e viole.
Ridiede il verde ai prati
e liberò i ruscelli,
fece suonar nell’aria
il canto degli uccelli.
Si arrese il vecchio Inverno
sbuffando, un po’ scontento.
Giovane, Primavera
correva con il vento.

Gianni Rodari e la primavera

Certo, non sempre è primavera dappertutto: alcune zone sembra proprio che vogliano resistere a questa stagione, come scrive Gianni Rodari con cui concludiamo questa carrellata di filastrocche di primavera.

Conosco una città
dove la primavera
arriva e se ne va
senza trovare un albero
da rinverdire,
un ramo da far fiorire
di rosa o di lillà:
Per quelle strade murate
come prigioni
la poveretta s’aggira
con le migliori intenzioni:
appende un po’ di verde
ai fili dei tram, ai lampioni,
sparge dei fiori
davanti ai portoni
(e dopo un momentino
se li riprende il netturbino).
Altro da fare
non le rimane,
per settimane e settimane,
che dirigere il traffico
delle rondini, in alto,
dove la gente
non le vede e non le sente.
Di verde in quella città
(e dirvi il suo nome non posso)
ci sono soltanto i semafori
quando non segnano rosso.

Foto | Arno Smit via Unsplash

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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