Poesie sulla Befana
Poesie sulla Befana

Le più belle poesie sulla Befana

Le poesie sulla Befana ci raccontano la festa del 6 gennaio da un punto di vista particolare: quello della poesia, appunto.

Befana ed Epifania sono due nomi della stessa festa. Epifania è il termine religioso, Befana è quello più laico. La prima ricorda la visita dei Magi al bimbo Gesù mentre la seconda si sofferma sulla vecchina che se ne va in giro la notte tra il 5 e il 6 gennaio a riempire di doni le calze dei bambini.

6 poesie sulla Befana che fanno riflettere

Diversi sono i poeti che si sono dedicati alla Befana, all’Epifania o alla figura dei Magi e molti lo fanno mettendo in campo i sentimenti che sono propri di questo periodo.

E non dimentichiamo che ci sono anche bellissime filastrocche per l’Epifania.

Il dialogo dei Magi, di Efrem il Siro

Efrem il Siro (306-373) è tra i più antichi e importanti scrittori in lingua siriaca. Tra le poesie sulla Befana proponiamo questo suo testo in cui immagina un dialogo tra i magi e la vergine Maria, che qui vi proponiamo nella traduzione a cura di A. Giunti e B. Lageder:

I magi: «A noi una stella ha annunciato
che Colui che è nato è il re dei cieli.
Tuo figlio ha potere sugli astri,
essi sorgono soltanto al suo ordine».

Maria: «E io vi dirò un altro segreto,
perché siate convinti:
restando vergine, io ho partorito mio figlio.
Egli è il figlio di Dio. Andate, annunciatelo!».

I magi: «Anche la stella ce l’aveva fatto conoscere,
che figlio di Dio e Signore è il tuo figlio».

Maria: «Altezze e abissi ne rendon testimonianza;
tutti gli angeli e tutte le stelle:
Egli è il figlio di Dio e il Signore.
Portate l’annuncio nelle vostre contrade,
che la pace si moltiplichi nel vostro paese».

I magi: «Che la pace del tuo giglio
ci conduca nel nostro paese,
con sicurezza, come noi siamo venuti,
e quanto il suo potere dominerà il mondo,
che Egli visiti e santifichi la nostra terra».

Maria: «Esulti la Chiesa e canti la gloria,
per la nascita del figlio dell’Altissimo,
la cui aurora ha rischiarato cielo e terra.
Benedetto Colui la cui nascita rallegra l’universo!».

Il viaggio dei Magi, di T.S. Eliot

Anche Thomas Stearns Eliot (1888-1965, Nobel per la letteratura nel 1948) prova a entrare nell’animo dei Magi immaginando quali fossero i loro pensieri durante il viaggio dietro la stella. Titolo della poesia è Il viaggio dei Magi e la traduzione è di Nicola D’Ugo. Senza dubbio è una delle più emozionanti poesie sulla Befana.

«Fu una gelida venuta per noi,
proprio il tempo peggiore dell’anno
per un viaggio, e per un viaggio lungo come questo:
le strade affondate e la stagione rigida,
nel cuore fitto dell’inverno.»
E i cammelli irritati, gli zoccoli doloranti, restii,
che si stendevano sulla neve che si andava sciogliendo.
Ci furono momenti in cui rimpiangemmo
i palazzi estivi sui pendii, le terrazze,
e le fanciulle di seta che portano i sorbetti.
Poi i cammellieri che sbottavano in bestemmie e lamentele
e se ne scappavano, e rivolevano i loro liquori e le loro donne,
e i falò notturni che si spegnevano, e l’assenza di ripari,
e le città inospitali, e ostili le cittadine,
e sporchissimi i paesini che vendevano a prezzi esosi:
sono stati momenti durissimi per noi.
Alla fine preferimmo viaggiare intere nottate,
dormendo a tratti,
con le voci che ci cantavano nelle orecchie, che dicevano
che era tutta una pazzia.

Poi all’alba scendemmo in una valle temperata,
umida, sotto la coltre di neve, odorante di vegetazione,
con un ruscello che scorreva e un mulino ad acqua che picchiava il buio
e tre alberi davanti al cielo basso.
E un vecchio cavallo bianco galoppò via per i prati.
Poi arrivammo a una bettola con dei pampini sulla volta,
sei mani nel vano della porta si giocavano a dadi pezzi d’argento,
e i piedi scalciavano gli otri vuoti.
Ma di informazioni non ce n’erano, e così proseguimmo
e arrivammo di sera, senza un istante di anticipo
trovando il luogo; fu (direste voi) una soddisfazione.

Tutto questo è successo molto tempo fa, lo ricordo,
e lo farei ancora, ma appuntatevi
questo appuntatevi
questo: siamo stati condotti per tutta quella strada per
una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certamente,
ne abbiamo avuto la prova e mai un dubbio. Avevo visto le nascite e le morti,
ma avevo creduto che fossero diverse; questa Nascita fu
una dura e amara agonia per noi, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo nei nostri possedimenti, in questi Regni,
ma non più a nostro agio qui, coi vecchi ordinamenti,
tra un popolo straniero aggrappato ai propri dèi.
Sarei lieto di un’altra morte.

Epifania, di Mario Luzi

Tra le poesia sulla Befana una speciale è quella di Mario Luzi (1914-2005).

Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.

Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.

Ed ecco
il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.

Epifania, di David Maria Turoldo

David Maria Turoldo (1916-1992) è stato un poeta che ha saputo tradurre in versi i sentimenti più intimi del cuore umano. Definito “coscienza inquieta della Chiesa” (ricordiamo che David Maria Turoldo era un frate dell’Ordine dei Servi di Maria) trasforma questa inquietudine in parole che penetrano, come lama affilata, nell’animo di chi legge.

Nel suo corpus poetico troviamo anche la poesia dal titolo Epifania in cui si sofferma sui Magi, e li definisce come “i santi più nostri”, in quanto “pellegrini del cielo”: essi sono “l’anima eterna dell’uomo che cerca”.

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

Oggi è l’Epifania. Di che cosa?, di Maria Luisa Spaziani

Infine Maria Luisa Spaziani (1922-2014) scrive una poesia che parte dalla domanda sul senso dell’Epifania. Il titolo della poesia è Oggi è l’Epifania. Di che cosa? ed è tratta da La traversata dell’oasi. Tra le poesie sulla Befana è una delle più spiazzanti.

Oggi è l’Epifania. Di che cosa?
Io non sono mai stata così sola.
Anche l’angelo tace. Tu da un mese,
angelo rinnegato.
La vita è un filo rosso. Ci attraversa
da alfa e omèga il battito del cuore.
Per tessere che cosa? Inutilmente
il filo cerca la sua cruna.

La grotta, di Iosif Brodskij

Iosif Brodskij (1940-1996, Nobel per la letteratura nel 1987), immagina la grotta di Betlemme e i magi che arrivano per portare doni al Bambino. Il tutto è avvolto da una luce fioca – «col fiammifero acceso» – perché bisogna aguzzare la vista per poter vedere il senso del tutto.

La poesia di Iosif Brodskij è tratta da Poesie di Natale (Adelphi) e la traduzione è di Anna Raffetto ed è una delle più belle poesie sulla Befana.

Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta,
e per sentire freddo ricorri alle fessure del piancito,
bastano le stoviglie per provare la fame,
quanto al deserto, è ovunque, in ogni dove.

Immagina, col fiammifero acceso, la grotta
a mezzanotte, il falò, silhouette di oggetti
e di animali, e, il viso nelle pieghe di un telo stazzonato,
anche Maria, Giuseppe e il Bimbo infagottato.

Immagina tre re, le carovane prossime alla grotta,
anzi tre raggi diretti su una stella,
cigolìo di carriaggi, sonagli tintinnanti
(quel bimbo non si è ancora guadagnato

rintocchi di campane nel turchino addensato).
Immagina che per la prima volta, di là dal buio
di uno spazio infinito, Dio ravvisi se stesso nel Figlio
fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto.

Foto | Manuel

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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