Quando arriva dicembre, l’immaginario collettivo si concentra subito su un dettaglio:perché Babbo Natale vive al Polo Nord? Nei film natalizi, nei libri illustrati e negli special televisivi, Santa Claus abita invariabilmente in quella landa ghiacciata, da cui parte per portare i regali in tutto il mondo. Ma da dove nasce davvero questa idea? La risposta è sorprendentemente precisa e affonda le radici nel XIX secolo.

L’illustratore che ha plasmato l’immaginario moderno di Babbo Natale

Il primo riferimento noto alla residenza polare di Babbo Natale compare in un’illustrazione del 1866 su Harper’s Weekly. L’autore era Thomas Nast, celebre vignettista politico statunitense (è la stessa persona ha fissato nella cultura statunitense l’asino e l’elefante come simboli dei partiti Democratico e Repubblicano).

Nast iniziò a creare vignette natalizie durante la Guerra civile americana, ispirandosi al poema A Visit from St. Nicholas, meglio noto come Twas the Night Before Christmas (a proposit: questa poesia è la stessa che dà origine ai nomi delle renne di Babbo Natale). Fu lui a dare forma al Babbo Natale che conosciamo oggi: barba bianca, guance rosse, aria bonaria. Nelle sue illustrazioni compariva mentre distribuiva doni ai soldati o si infilava in un camino, creando un’immagine familiare e immediatamente riconoscibile.

Con il tempo, l’artista iniziò ad aggiungere dettagli inventati: tra questi, il luogo di origine del suo personaggio. Nell’immagine “Santa Claus and His Works”, pubblicata il 29 dicembre 1866, sul bordo circolare si legge Santa Claussville, N.P.: North Pole. Perché proprio il Polo Nord? Non ne abbiamo una spiegazione diretta, ma quel dettaglio divenne subito parte integrante della mitologia natalizia — e contribuì a rafforzare l’idea che Babbo Natale vive al Polo Nord.

L’attrazione vittoriana per l’Artico

L’ambientazione polare non era casuale. Le case editrici che producevano cartoline e materiali natalizi erano perlopiù nel New England, dove Natale significava neve vera. Inoltre, tra gli anni ’40 e ’50 dell’Ottocento, le esplorazioni artiche — spesso drammatiche, come la spedizione Franklin — catturavano l’immaginazione del pubblico.

Il Polo Nord aveva due grandi vantaggi simbolici:

  • era un territorio disabitato, perfetto per un laboratorio segreto pieno di elfi;
  • non apparteneva a nessuna nazione, permettendo a Santa di incarnare una figura universale e benevola.

Così, anche senza una dichiarazione ufficiale di Nast, l’idea si consolidò rapidamente. E oggi è impossibile immaginare Santa Claus altrove. Perché Babbo Natale vive al Polo Nord non è più una domanda, ma una certezza narrativa che fa parte della magia natalizia. Ed è lì che bisogna spedirgli le letterine!

Via | Mentalfloss
Foto | Depositphotos

Avatar Roberto Russo

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