Le filastrocche per la festa del papà
Le filastrocche per la festa del papà

7 belle filastrocche per la festa del papà

Le filastrocche per la festa del papà sono un bel modo per fare gli auguri al proprio padre nel giorno a lui dedicato, ovvero il 19 marzo. Ma possono essere usate anche in altre occasioni, come il suo compleanno o il suo onomastico.

Magari i bambini possono impararle a memoria e dirle al proprio padre a sorpresa: siamo certi che sarà un momento bellissimo.

Le più simpatiche filastrocche per la festa del papà

Andiamo allora alla scoperta delle filastrocche per la festa del papà più simpatiche e (più o meno) facili da memorizzate.

Il mio papà

Elio Giacone è uno scrittore di libri per l’infanzia esperto nei giochi per i più piccoli e di questa sua passione troviamo eco anche nella filastrocca Il mio papà.

Il mio papà è un campione,
forte come un leone.
Conosce tutto il mondo,
sa fare il girotondo.
Sa sempre dove vado,
mi aiuta quando cado,
mi ascolta quando canto
e mi sorride tanto.

Il mio papà è un gigante
più alto delle piante:
sa ridere e scherzare,
sa correre e nuotare.
Di sera vado a letto,
mi copro e poi lo aspetto:
lui viene e, a memoria,
racconta qualche storia.

I sogni miei colora,
poi li colora ancora,
perciò io dico qua:
“Evviva il mio papà!”

Il principe

Per Marco Moschi, ex maestro elementare e scrittore, il papà è come un principe che torna a casa e che spada e mantello molto particolari.

Arriva un Principe
con un cavallo bianco:
viene da lontano
e sembra molto stanco.
Al posto della spada
c’è l’ombrello
e c’è il cappotto
al posto del mantello;
però a guardarci bene
il cavallo non ce l’ha,
io gli corro incontro
e gli dico: “Ciao papà!”

Cos’è un papà

Tra le filastrocche per la festa del papà va inserita anche questa di L. Musacchio che racconta le caratteristiche principali dell’essere padre con un pizzico di semplicità.

Il papà non è solo
l’amico delle capriole sul letto grande,
non è solamente l’albero al quale mi arrampico
come un piccolo orso,
non è soltanto chi tende con me l’aquilone nel cielo.
Il papà è il sorriso discreto che fa finta di niente,
è l’ombra buona della grande quercia,
è la mano sicura che mi conduce nel prato
e oltre la siepe.

Grazie papà

Al papà bisogna dire grazie spesso: forse ce ne dimentichiamo e allora Bartolini viene in nostro soccorso con questa filastrocca semplice e facile da mandare a memoria.

Da te, papà, ricevo tanto.
A te, papà, io voglio bene.
Di te, papà, io vado fiero.
A te, papà, io dico grazie.
Grazie papà, per il bene che mi vuoi.
Grazie papà, per i doni che mi fai.
Con te, papà, non ho paura.
Con te, papà, mi sento forte.
Con te, papà, mi trovo bene.
A te, papà, io dico grazie.
Grazie papà, per la gioia che mi dai.
Grazie papà, per quello che tu sei.

Per il papà

Cristiana Daga propone una bella poesia filastrocca da dedicare a un papà che è un re molto speciale, un re dei nostri giorni.

Nella mia casa-castello
sai chi è il Re più bello?
Sì, certo, è il mio papà!
Anche se per trono ha un sofà…
La corona non gli serve a niente,
per andare fra la gente.
Meglio la cuffia di lana
per difendersi dalla tramontana.
Il mantello… sì lo so!
Non si usa già da un po’…
Meglio un bel giubbotto nero
così è “trendy” per davvero!
Ma la cosa che lo rende un Re speciale
è che da tutti si fa amare.
Ha un cuore buono e adorabile
e per me è un Re formidabile!
Auguri Papà

Il papà secondo Roberto Piumini

Nel suo libro Rimelandia, il giardino delle filastrocche Roberto Piumini ha questa simpatica filastrocca dedicata al papà.

C’è un uomo grande:
gli faccio le domande.
C’è un uomo grosso:
gli salto addosso.
C’è un uomo attento:
gli soffio il vento.
C’è un uomo quieto:
gli dico il mio segreto.
C’è un uomo in casa mia
che mi fa compagnia.
Chi è? Chissà?
È il mio papà!

Al babbo lontano

Concludiamo la nostra raccolta di filastrocche per la festa del papà con un testo un po’ antico, ma sempre molto bello. La poetessa Arpalice Cuman Pertile (1876-1958) ha scritto una poesia dedicata al papà lontano che può essere un bel testo per mandare un messaggio di auguri al proprio babbo che sta lontano.

Caro uccellino che volando vai,
il babbo mio di certo tu vedrai.
Digli che è tanto buono il suo bambino,
e che spesso gli manda un bel bacino.
Digli che gli vuol bene e che lo aspetta!
Vola, uccellino, vola vola in fretta!

Foto | Jude Beck via Unsplash

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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