Come scrivere libri illustrati per bambini
Come scrivere libri illustrati per bambini

Come scrivere libri illustrati per bambini

C’è molto interesse sul come scrivere libri illustrati per bambini: del resto i bambini sono i migliori lettori nel nostro paese e, anche per questo, sono la nostra speranza.

In passato ci siamo già soffermati sulle modalità di scrittura di libri per i più piccoli. Oggi vogliamo approfondire l’aspetto dei libri illustrati e lo facciamo grazie ai consigli di big del settore che ci hanno cortesemente raccontato il loro approccio ai libri per bambini con immagini.

5 consigli d’autore su come scrivere libri illustrati per bambini

Abbiamo chiesto a Beppe Mecconi, Fulvia Degl’Innocenti, Guia Risari, Roberta Argenti e Roberto Piumini come scrivere libri illustrati per bambini e i consigli che ci hanno fornito sono veramente preziosi. Fatene tesoro!

L’illustrazione non è un limite, ma un’opportunità in più

Roberto Piumini, tra i più importanti autori italiani di libri per bambini, non ha dubbi: l’immagine è un potente strumento di comunicazione. Roberto, che sta per pubblicare con Oligo una versione di Pinocchio, ci racconta il suo punto di vista su come scrivere libri illustrati per bambini.

Ho sempre trovato, contrariamente a quanto si può pensare, e a quanto molti pensano, che scrivere su disegni o illustrazioni date, non sia un limite all’ispirazione e al linguaggio. Come nella traduzione, in cui il “dato” del testo originale (narrativo o poetico che sia) potenzia e stimola, in qualche misura, l’impegno linguistico, anche la scrittura sul “dato” figurativo, è sempre stata un esercizio particolare di creatività: soprattutto quando (nel mio caso, quasi sempre) ho chiesto e ottenuto che il testo fosse in poesia, per poter, naturalmente senza contraddire o snaturare il portato poetico delle immagini, accompagnarle con più libertà di codice, e con una mimetica più inventiva.

A proposito di Pinocchio ci spiega:

Un solo esempio, molto recente: fornire il testo di accompagnamento a una serie completa di bellissime illustrazioni di Pinocchio. La mia prima scelta è stata, dato preliminarmente un sunto generale della storia, di dedicare a ognuna delle ricche illustrazioni un testo che non fosse tanto descrittivo, più o meno differenziato da quello di Collodi, ma un testo che non descrivesse, ma commentasse “emozionalmente” l’avvenimento illustrato. Per ottenere la leggerezza necessaria, l’intensità affettiva, e infine la sapienzialità popolare del testo originale, ho scelto di accompagnare ogni illustrazione con tre strofe di stornello, nella forma classica toscana, che costituiscono, nella loro prosodia scanzonata e affettuosa, un commento continuo, non pedante, e linguisticamente gradevole ai quadri d’azione delle illustrazioni. Regolari nella struttura, gli stornelli che ho scritto sono tutti originali, e credo rispondano bene alle tre esigenze che sopra ho indicato.

Una narrazione essenziale

Fulvia Degl’Innocenti, giornalista e autrice di molti libri per bambini e ragazzi, tra cui Questa non è una papera e Cappuccino e Cappuccetto, è importante affidarsi a una scrittura evocativa:

Testi per albi illustrati ne ho scritti davvero tanti. Sono per me come una musica, perché quando l’idea prende forma di parole, occorre saper dare il giusto ritmo alla narrazione, che deve essere essenziale, semplice ma evocativa. Non bisogna cadere nella tentazione di spiegare troppo poiché il testo si sposerà con le immagini che a loro volta racconteranno la storia. I dialoghi devono avere un ruolo importante, essere brevi e vivaci, perché gli albi sono destinati per lo più alla lettura ad alta voce.

L’importanza della passione

Beppe Mecconi è direttore artistico ed editoriale di Töpffer Libri illustrati. Pittore, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia tradotti anche in Brasile, Messico, Polonia e Francia, nel 1991 una sua illustrazione è tra le vincitrici del Premio internazionale Buon Compleanno Unicef durante la Fiera del libro di Bologna. Collabora con Projeto Libertade, ONG che si occupa dei disagi dell’infanzia nella favela di Vila Vintèm a Rio de Janeiro. Ha ricevuto dall’UNICEF il diploma ufficiale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia.

Secondo Beppe per scrivere libri illustrati per bambini è fondamentale la passione, come si evince anche dalla sua storia personale.

Ho iniziato a scrivere fiabe per vedere se ero capace di farlo. Nasco pittore e ho sempre disegnato, al tempo stesso ho sempre amato e collezionato libri illustrati, ne ero e ne sono affascinato.
Avevo già illustrati una mezza dozzina di storie per altri autori quando ho provato a scrivere la prima favola: I pozzi di Eugenio. In quel periodo, parlo di trenta anni fa, lavoravo coi i bimbi delle elementari. A lavoro ultimato, testo e illustrazioni impaginate in un raccoglitore ad anelli, la leggo e la faccio vedere ai bambini di una seconda. A loro piace molto, così prendo coraggio e vado a presentarla ad alcuni editori alla Fiera del libro di Bologna. Al secondo che la faccio vedere piace, acquista i diritti e me ne ordina un’altra, “Il polpo campanaro”. Erano le Edizioni Paoline che riuscirono anche a farle pubblicare in Brasile, Messico e Polonia. Da lì ne ho scritte e illustrate molte altre.
Adesso mi piace scoprire nuovi autori e nuovi disegnatori, ma entro l’anno mi rimetterò a illustrare una esilarante breve fiaba di Eloisa Donadelli che mi ha troppo divertito.

Leggi molto e ascoltati profondamente

Per Guia Risari – autrice, tra gli altri, di libri come La strana storia di Cappuccetto Blu, Mamma cerca casa, La tigre di Anatolio, Elia il camminatore, Ada al contrario – sono due gli step fondamentali su come scrivere libri illustrati per bambini: leggere tanto e dare voce al bambino che c’è in noi. Ci ha detto:

Per scrivere libri per bambini è necessario, credo, aver ascoltato e letto tante fiabe, storie d’avventura e leggende di ogni tipo. Bisogna aver sviluppato una dipendenza quasi fisica dalle narrazioni: amarle, ricercarle, ricordarle, ripeterle.
All’invenzione si arriva come fosse l’ultima tappa di un lungo viaggio.
Si scrive allora quella storia che non si è trovata sui libri e si vorrebbe tanto ascoltare.
Quando si crea una storia per bambini – almeno così è per me – non ho in mente un pubblico preciso, bensì, come nella letteratura orale, un misto di gente di ogni età accomunato dal bisogno di perdersi e ritrovarsi in una storia.
Le immagini vengono dopo, create dall’illustratore, ma sono già contenute in nuce nelle parole che devono essere piene di vita, di luce, di colore, di tracce: sono insomma parole a tre dimensioni.
Quel che parla, quando si scrive per bambini, è il bambino che c’è in noi, un essere universale e intramontabile che abita in tutti noi, più o meno addormentato. L’effetto di una buona storia per bambini è saper risvegliare tutti e presentarsi con la stessa forza e vividezza di un’esperienza di vita.

Tema, idea, soggetto

Roberta Argenti, Arturo e Nadir, Dalia Edizioni
Roberta Argenti, Arturo e Nadir

Concludiamo questa serie di consigli su come scrivere libri illustrati per bambini con i suggerimenti di scrittura di Roberta Argenti di Dalia edizioni.

Da dove comincio quando comincio? Là dove nasce una storia…

La “narrativa per l’infanzia” è un mondo incredibilmente affascinante e complesso. Inventare storie per bambini è una sfida che richiede abilità, immaginazione, conoscenza dei modelli e delle regole della “scrittura fantastica”.

Da dove comincio quando comincio? Il tema, l’idea, il soggetto e… via!

  • Prima di tutto devo avere le idee chiare. Devo sapere di che cosa voglio parlare: amicizia, amore, una storia di bulli, una scoperta scientifica? Qual è il “tema” del mio racconto?
  • Una volta scelto il “tema”, avrò bisogno di un’idea, che sarà la scintilla che metterà in moto l’immaginazione; una specie di ispirazione! Ma dove trovare l’idea? L’idea si può nascondere ovunque: in un ricordo, in un sogno, in un sapore, in un particolare, in un gioco… sta a noi lasciarci ispirare!
  • Scelto il tema e scovata la scintilla, sarà importante strutturare un buon soggetto (il mio soggetto fantastico!). Che cos’è un soggetto? È ciò di cui parlerò nel mio racconto.

Un esempio: Come è nato il mio racconto Arturo e Nadir?

L’argomento di cui volevo parlare, il mio “tema”: l’amicizia fra i popoli.

Da dove mi è venuta l’idea per iniziare? Dal ricordo di un mio amico lontano, che vive in un paese speciale, lo Yemen.

Mumbe mumble… ecco il mio soggetto! Anche se vive in un mondo in guerra, un bambino decide di attraversare il mare in una notte per mantenere una promessa fatta al suo amico lontano.

Ora che le idee sono chiare, possiamo iniziare!

Da qui in poi inizia la scrittura vera e propria; il lavoro è eccitante e faticoso: si legge, si rilegge, si cancella e si riscrive, per poi cancellare nuovamente, da qui in poi l’immaginazione va a braccetto e a volte si azzuffa con le regole della scrittura, l’ispirazione con la bellezza del suono delle parole e con il loro ritmo, l’emozione con il compimento narrativo di un’avventura… Il racconto segue le sue regole ma è allo stesso tempo una magia e, se sarà riuscito, anche lo scrittore potrà scoprirlo dopo che avrà messo la parola “fine”.

La scrittura è un’avventura!

Afferma Leo Lioni:

Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: “come vengono le idee?” […] Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.

Foto | Pixabay

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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