La guerra è finita

La guerra è finita: David Almond racconta la guerra vista dai bambini

Non sono che un bambino. Com’è possibile che io sia in guerra?

Questa frase racchiude, a mio avviso, tutta la magia e la capacità di David Almond di raccontare la guerra attraverso con gli occhi di un bambino.

Descrivere la guerra è un’impresa titanica. Possiamo riportare numeri su numeri, fatti, esaltando armamenti e strategie belliche, ma quando iniziamo a raccontare storie e persone ecco che il suo fascino si sgretola, lasciando spazio alle emozioni.

La guerra è finita
David Almond, La guerra è finita

In La guerra è finita (illustrazioni di David Litchfield, traduzione di Giuseppe Iacobaci, Salani Editore) David Almond riesce a dare voce ai bambini, quei bambini che ogni giorno vedevano le madri andare in fabbrica a costruire armi, missili, strumenti di morte. Bambini a cui veniva chiesto di fare i bravi, obbedire e pregare, senza dare alcuna spiegazione. Bimbi spaventati che faticavano a capire la guerra, ma che riuscivano comunque a domandarsi perché e come i bambini possono essere in guerra. Senza trovare risposte.

La guerra è finita

John, il protagonista di questa storia, deve andare in visita alla fabbrica di armi in cui lavora sua mamma e le mamme dei suoi compagni. I padri sono tutti in guerra.

Siamo in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale. Il mondo buio e grigio come sottolineano le illustrazioni. Un mondo spento dalla violenza e dalla paura.

John non riesce a spiegarsi la guerra, ma, soprattutto, non riesce a capire se e quando finirà.

Così John scrive al Re, al Vescovo, ma nessuno si degna di rispondere a un bambino.

“Vi prego, Vostra Maestà” aveva scritto. “Potreste dirmi quando finirà?”

Non era arrivata nessuna risposta.

Aveva scritto all’arcivescovo di Canterbury a Lambeth Palace, perché a scuola gli avevano parlato anche degli arcivescovi.

“Vi prego, Vostra Grazia. Ho tanta paura. Mio papà è in trincea e mia mamma lavora all’officina delle granate e ho bisogno di sapere quando finirà”.

Neanche da lì era giunta risposta.

Nemmeno a scuola davano risposte.

E chi chiede risposte, domanda la fine della guerra, viene considerato un traditore. Anche chi cerca di fare amicizia con gli altri bambini, i bambini definiti nemici. Anche chi desidera solo capire.

La guerra è finita

Un libro intenso

Scritto in maniera impeccabile, con un ritmo capace di catturare l’attenzione dei giovani lettori La guerra è finita riesce a stimolare curiosità e domande, a trasportare l’attenzione oltre la meraviglia di altre narrazioni per costringerci a soffermarsi sulle emozioni del presente. Del presente di John e dei suoi compagni.

Da leggere in classe per affrontare diversi argomenti complessi, questo libro potrà risvegliare curiosità e dubbi, e l’amore per la lettura.

Non sono che un bambino. Com’è possibile che io sia in guerra? Questa frase racchiude, a mio avviso, tutta la magia e la capacità di David Almond di raccontare la guerra attraverso con gli occhi di un bambino. Descrivere la guerra è un’impresa titanica. Possiamo riportare numeri su numeri, fatti, esaltando armamenti e strategie belliche, ma quando iniziamo a raccontare storie e persone ecco che il suo fascino si sgretola, lasciando spazio alle emozioni. David Almond, La guerra è finita In La guerra è finita (illustrazioni di David Litchfield, traduzione di Giuseppe Iacobaci, Salani Editore) David Almond riesce a dare…

Score

Storia
Illustrazioni
Leggibilità
Prezzo

Consigliato

Conclusione : Un libro da leggere in classe per dare un volto realistico alla guerra e alle sue emozioni. E per capire che no, i bambini non sono mai in guerra: la guerra la fanno solo gli adulti.

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Anna Fogarolo

Anna Fogarolo è consulente per le attività di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR specialist. In passato ha svolto l'attività di fotogiornalista per le maggiori testate italiane e ha scritto contenuti per alcuni noti portali e network. Con le Edizioni Erickson ha pubblicato «Do you speak Facebook? Guida per genitori e insegnanti al linguaggio dei social network» e «Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli», testo presentato alla seconda edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi.

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